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Agricoltura e consumi idrici secondo l'agenzia europea dell'ambiente PDF Stampa E-mail
Lunedì 20 Aprile 2009 00:00

Il cibo è intrinsecamente legato al benessere dell'uomo. Oltre all'importanza di una buona alimentazione per mantenersi in buona salute e al piacere di mangiare, la produzione agricola svolge un ruolo vitale quale mezzo di sussistenza dell'individuo e per l'economia in senso ampio.

Ma la produzione alimentare consuma anche grandi quantità d'acqua, che costituisce una risorsa altrettanto vitale. L'agricoltura incide per il 24% sull'estrazione di acqua in Europa e benché non sembri una percentuale elevata in confronto al 44% estratto per le acque di raffreddamento impiegate nella produzione di energia, il suo impatto sulle riserve è molto più pesante. Mentre quasi tutta l'acqua di raffreddamento è restituita a un corpo idrico, per l'agricoltura questa quota corrisponde spesso ad appena un terzo.

Inoltre, il consumo di acqua per usi agricoli ha una distribuzione irregolare. In alcune regioni dell'Europa meridionale, l'agricoltura incide per oltre l'80% sull'estrazione di acqua. L'estrazione di acqua registra tipicamente un picco nella stagione estiva, quando l'acqua disponibile è ai livelli minimi, causando danni ancora più gravi.

La recente relazione dell'AEA, Water resources across Europe — confronting water scarcity and droughten, (Risorse idriche in Europa – affrontare il problema della carenza idrica e della siccità) descrive le gravi conseguenze dell'estrazione eccessiva di acqua. Lo sfruttamento eccessivo delle risorse aumenta la probabilità di gravi carenze idriche durante i periodi di siccità. Ma compromette anche la qualità dell'acqua (perché le sostanze inquinanti sono meno diluite) e comporta il rischio di infiltrazioni di acqua salata nelle acque sotterranee delle regioni costiere. Anche gli ecosistemi di fiumi e laghi possono esserne gravemente compromessi, con danni che possono anche causare la morte di flora e fauna quando i livelli idrici si abbassano o si prosciugano completamente.